"Ecco perché, quando un gruppo di ragazzi malmena un compagno diversamente abile / diversamente bianco / diversamente cristiano / diversamente eterosessuale, la riprovazione cade sulla pubblicazione del filmato in rete, anziché sulla violenza inflitta: un tempo, era sufficiente dire al malcapitato: «Te lo sei inventato», o «Soffri di manie di persecuzione», oppure ancora, all’esibizione delle tumefazioni, «Te le sei procurate da solo». Oggi, invece, se tutti possono accedere alla pagina incriminata di Youtube o di Google Videos, nessuno può negare che il sopruso sia avvenuto.
Dunque, devono sparire le prove."